Comune di ClaroComune di Claro
Apertura Cancelleria Comunale:
Lunedi e Venerdi 09.30 - 11.30, 14.00 - 16.00 (lunedi dalle 14.00 - 18.00)
(dettagli)

  Storia  
>Storia del Comune
>Antiche rovine
>La casa dei lanfogti
>Edifici religiosi
>Personaggi celebri
>Claro oggi
>Il dialetto
  Menu Principale  
 Organizzazione politica 
 Regolamenti comunali 
 Stradario 
 Associazioni comunali 
 Indirizzi utili 
 Storia 
 Albo fotografico 
 Agenda 
 Ammin. comunale 
 Enti comunali 
 Scuole comunali 
 Aziende municipalizzate 
 Sportello virtuale 
 
 Albo comunale 
 
 Prima pagina 

Storia del Comune
 
La località di Claro è antichissima, come dimostra il fatto che nel 1897 in zona La Monda, poggio situato sopra la frazione di Scubiago (tra i monti di Guèr e Ramigoi), furono scoperte 26 tombe preistoriche. Gli oggetti ritrovati, in parte depositati presso il Landesmuseum di Zurigo risalgono alla tarda età del bronzo (circa 800 a.C.). Altre 20 tombe furono scoperte nel 1923 a nord della stazione delle Ferrovie Federali Svizzere: parte risalgono all'età del bronzo, parte all'età del ferro.
Claro era sin dai tempi remoti un centro giudiziario e amministrativo. La prima menzione della località risale al 1120, quando un atto steso a Brenta in val Cuvia, parla della cessione della corte di Claro da parte dei conti Ardicione e Guido da Samarate. La curtis regia di Claro, col suo castello, nell'alto Medioevo era la sede dei placiti rivieraschi.
Un ramo dei da Orello di Locarno (i Magoria) vi possedeva beni ottenuti nel 1181 dal vescovo di Como. Nel 1250 Claro è ricordata come sede di una castalderia - cioè di una circoscrizione fiscale, della quale era a capo - che comprendeva anche Gorduno, Gnosca, Preonzo, Moleno, Prosito, Castione, Cresciano e forse anche Osogna. Durante la seconda metà del XIV secolo la castalderia passò a dei privati, mentre nel 1405 venne rilevata dalla Vicinanza di Claro.
Nel 1402 Urani e Obwaldesi occuparono la Leventina e la Riviera, fino a Moleno da una parte e a Claro dall'altro. Il paese fu riconquistato dalle truppe milanesi nel 1422, quando i confederati furuno sconfitti dal Carmagnola nella battaglia di Arbedo. In quella circostanza, la particolare conformazione geografica del territorio di Claro - che sorge su un grande cono di deiezione - giocò un ruolo fondamentale, perché impedì ai confederati di ricongiungersi coi rinforzi svittesi, che appostati prima di Claro non avevano avuto sentore della battaglia e furono così raggiunti dagli alleati che battevano in ritirata.
Nel 1434 la comunità locale fu esentata dal duca di Milano dal pagamento delle imposte a Bellinzona: nel 1449, unitamente a tutta la Riviera, il comune passerà di nuovo sotto il dominio dei tre cantoni primitivi e sarà ricordato come terra di confine nella quale si dovevano pagare dazi e pedaggi.
Solo più tardi, nel 1499, Luigi XII, impossessatosi di Milano, le accordò di nuovo l'esenzione doganale.
 

Antiche rovine
 

Una delle prime testimonianze di insediamenti umani sul nostro territorio può essere messa in relazione alla presenza di una pietra cuppellare, che si trova circa all'altezza del Monastero, a nord di esso (piodo di crosett).
Sul territorio comunale è stata accertata la presenza di tre costruzioni fortificate, mentre il nome di una frazione, Torrazza, lascia presupporre che ve ne fosse un quarto del quale non ci sono più tracce ma è rimasto il toponimo (Tor).
Pochi sassi sopra un promontorio che si alza a monte dell'oratorio di Sant'Ambrogio rammentano l'esistenza del castello appartenuto a Otto Manzo, già attestato nel 1120 come feudo di un valvassore dell'Arcivescovado di Milano. Dell'antica costruzione è rimasto ormai solo il toponomino che definisce la zona: Al Castell appunto. Del castello dei Magoria (dal nome della famiglia in origine proprietaria, imparentata in modo stretto con gli Orello di Locarno), eretto in località Matro, su un'elevazione rocciosa che sta tra la frazione di Duno e quella di Scubiago, restano per contro tracce ben visibili. La costruzione, inizialmente una torre con abitazioni, protetta da un muro di cinta, dovrebbe risalire al XIII secolo. Nella frazione di Duno, a pochi minuti dal centro del paese, sono ancora visibili anche i resti del Cortauro, oggi passati nelle mani di privati che hanno restaurato l'antico edificio, ricavandone abitazioni primarie e secondarie, ma stravolgendone l'aspetto originale.
Di questa costruzione va detto che risale pressappoco al 1200, con aggiunte avvenute nei secoli successivi. In origine si trattava di una costruzione raffinata, rafforzata da misure di difesa giudicate molto efficaci, nella quale trovava sede la "castalderia", cioè la sede amministrativa centrale della circoscrizione fiscale già citata, che apparteneva al capitolo del Duomo di Milano.

I ruderi della Castalderia o casa dei Magoria in Matro I ruderi della Castalderia o casa dei Magoria in Matro L'antico Cortauro nella frazione di Duno, oggi trasformato in abitazioni primarie e secondarie
 

La casa dei lanfogti
 

Si tratta di un edificio di piccole dimensioni, situato a Brogo, nel nucleo Al Temp, poco dietro la chiesa di San Rocco. Sulla facciata tre affreschi raffigurano gli stemmi dei cantoni di Uri, Svitto e Untervaldo, purtroppo molto danneggiati.
La presenza di questi stemmi ha dato origine alla denominazione di casa dei lanfogti, anche se presumibilmente, visto il volume dell'edificio, la costruzione non era che una dépendence di qualche autorità dei tre cantoni primitivi.

La Casa dei Lanfogti
 

Edifici religiosi
 
Chiesa dei Santi Nazaro e Celso

Si trova nella frazione di Scubiago ed è documentata già nel 1207. Fu completamente trasformata nei secoli XVI e XVII e restaurata nel 1972. Il campanile, posto nell'angolo sud-ovest fu probabilmente costruito nel XIX secolo. Caratteristico il portico, risalente al XV secolo. Nel corso dei restauri furono scoperti affreschi rinascimentali raffiguranti l'Annunciazione, dei quali a causa del cattivo stato di conservazione sono visibili soltanto poche parti. Nel coro compaiono stucchi eseguiti negli anni 1664/71 da Giovanni Battista Rezia da Porlezza. Accanto alla chiesa sorge uno dei due cimiteri del Comune.

Chiesa dei Santi Nazaro e Celso
Chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano

Di epoca più recente (inizio del Seicento) rispetto a quella eretta nella frazione di Scubiago, sorge al centro del paese, nella frazione di Brogo. Particolarmente pregevole il coro quadrangolare, nel quale fanno bella mostra decorazioni in stucco di Giovanni Battista Rezia, eseguite nel periodo 1664/71. Tre tele del secolo XVII rappresentano La Carità di San Rocco, Il Martirio di San Sebastiano e La Crocifissione. Vetrata cromatica e tabernacolo ligneo sono opere dell'artista Max Läubli di Claro e datano del 1970.

Chiesa dei Santi Rocco e Sebastiano
Chiesa di San Lorenzo

Si tratta di un edificio restaurato verso la fine degli anni Sessanta, che si caratterizza per il suo imponente campanile romanico a sei piani, probabilmente eretto nel XI secolo. Questa chiesa si trova nella frazione di Cassero. Accanto alla chiesa la camera mortuaria del comune ed il secondo cimitero.

Chiesa di San Lorenzo
Oratorio di Sant'Ambrogio

Sorge in cima al villaggio ed è stata completamente ricostruito nel 1756, dopo che la frana della Valle del Mulino lo spazzò via nel 1718. Le pareti sono state affrescate dall'artista bleniese Carlo Biucchi e sono state in gran parte rifatte nel 1863. L'Oratorio è stato restaurato alla fine degli anni Ottanta.

Oratorio di Sant'Ambrogio
Monastero di Santa Maria Assunta

Eretto nel 1490, sui resti una chiesa che si vuole fosse l'antica parrocchiale, è stato oggetto di recenti restauri, dapprima nel 1972/76, poi negli anni 1997/2000.
Il Monastero è abitato da una comunità di monache benedettine, composta circa da una dozzina di persone, che ha scelto il regime della clausura. Posto sopra uno sperone di roccia che sovrasta il paese, è raggiungibile grazie ad una comoda strada forestale che parte di fronte all'Oratorio di Sant'Ambrogio, una teleferica la cui stazione a valle è pure situata poco lontano dal citato Oratorio, oppure a piedi, per il tramite dell'antica mulattiera che conduce al vecchio cenobio lungo un bosco di rigogliosi castani, in uno scenario incantevole.
La chiesa è stata ampliata nel 1684, le sue pitture murali risalgono al periodo tardogotico (fine secolo XV). Di particolare pregio la Pietà, gruppo ligneo dorato e dipinto, arte sveva, risalente a circa la metà del XV secolo, in legno di tiglio, alta 110 cm. Le sette spade sono un'aggiunta barocca. Nella chiesa troviamo anche tre altari neoclassici. Ogni anno, in occasione della festività per l'assunzione di Maria Vergine, il 15 di agosto, la comunità locale si reca in processione al Monastero.

Monastero di Santa Maria Assunta
 

Personaggi celebri
 
Mario Marioni La storia di Claro non è particolarmente ricca di personaggi che hanno lasciato una traccia significativa del loro passaggio.
In campo politico ricorderemo la figura di Tommaso Pagnamenta (Claro, 24 giugno 1855 - Bellinzona, 13 dicembre 1930). Studiò a Einsiedeln e Torino, avvocato, giudice al Tribunale di Bellinzona e Riviera (1883-1889). Militante nell'allora Partito Conservatore, fu deputato al Gran Consiglio per lunghi anni e presidente nel 1890, consigliere di Stato (1901-1905), consigliere nazionale (1920), giudice del Tribunale d'Appello (1920-1930) e membro del consiglio comunale di Bellinzona dal 1920 al 1930.
In campo culturale spicca la figura dell'artista Mario Marioni (Milano, 02.09.1910 - Mendrisio, 18.03.1987). Allievo per la pittura di Giovanni Lentini si forma nell'ambiente dello stabilimento calcografico di suo padre Federico frequentato da numerosi artisti attivi nella Milano di inizio secolo. A partire dagli anni Trenta partecipa a diverse collettive a Milano, a Genova e in Svizzera, mentre attende con particolare impegno all'attività di incisore e illustratore. Dal 1943 al '50 vive a Lugano: durante il periodo ticinese tiene la prima personale nel '46, collabora con Mario Agliati a Gazzetta ticinese. Di ritorno a Milano conduce un'esistenza appartata che conosce rare occasioni espositive, fra le quali una personale milanese nel '66 presentata da Giorgio Orelli e la collettiva Natura e Uomo disposta da Piero Del Giudice a Villa Ciani di Lugano nel '68. Espone anche in diverse città della Svizzera e a Lugano stringe un sodalizio con l'editore Giulio Topi, presso il quale stampa preziosi volumi illustrati con incisioni originali. Collabora a diversi giornali, fra i quali Cooperazione e Corriere del Ticino, con articoli, prose, scritti d'arte e cronache della Milano minore. Dall'inizio degli anni Ottanta - quando ormai, per il progressivo abbassamento della vista, non può più dipingere o incidere ma si limita a scrivere - la sua opera ottiene alcuni significativi riconoscimenti: la galleria Matasci gli dedica un'antologica presentata da Piero Bianconi, Scheiwiller lo inserisce per la grafica nella prestigiosa collana Arte moderna italiana, Bellinzona e Morcote gli dedicano due mostre. Sofferente lascia la sua casa milanese di via Sciesa 18 e si spegne all'Ospedale di Mendrisio nel mese di marzo dell'87.
A cura di Gilberto Isella e per le edizioni Giampiero Casagrande, esce nel 1994 il volume Fogli vagabondi, un libro che raccoglie una scelta di scritti e poesie dello stesso Marioni. Alcuni suoi quadri si possono ammirare presso la Casa comunale di Claro, nel cimitero di San Lorenzo è collocato un suo affresco.

Darsena a Porta Ticinese, 1961 olio su tela, cm 64 x 88 Claro, collezione privata Figura femminile, (1935-1940) olio su cartone, cm 40 x 50 Morcote, collezione privata Gruppo verticale, 1967 olio su tela, cm 100 x 60 Bellinzona, Civica Galleria d'Arte di Villa dei Cedri
 

Claro oggi
 
Oggi Claro, comune che alla fine degli anni Novanta ha superato la soglia dei 2000 abitanti, si caratterizza per un forte insediamento urbano che ne fa uno dei comuni più popolosi della cintura periferica bellinzonese.
Il comune è suddiviso in cinque frazioni: Scubiago, situata nella zona nord, a ridosso del confine con Cresciano; Duno e Brogo, in posizione centrale, un tempo addossate soprattutto lungo la montagna ma oggi caratterizzate da uno sviluppo edilizio notevole verso valle; Cassero, nella zona sud che confina con Arbedo-Castione, ed infine Torrazza, cresciuta e sviluppatasi lungo l'asse della strada cantonale.
 

Il dialetto
 
E' prevalentemente concepito per un uso orale. Fa parte dei dialetti del gruppo lombardo-alpino.
Come tutti i dialetti e in continua trasformazione. Malgrado l'accelerazione dei cambiamenti avvenuta negli ultimi decenni, la parlata locale è ancora relativamente ben conservata.
Alcune caratteristiche.
Almeno tre particolarità del dialetto di Claro lo caratterizzano rispetto ad altre parlate del Cantone:
  1. L'assimilazione vocalica per cui la vocale finale che dovrebbe essere originariamente, per es. una a, diventa identica alla vocale della sillaba che precede. Concretamente, alcuni esempi: lunu, vunu, ugu - vòlto, fòro, tóbio - guère, baréte, carséle, miserie, bicicléte - fassini, frosini, galini, fadighi, biri, Catalini, ...
  2. In corrispondenza al suono lombardo ü, a Claro troviamo la u dell'italiano. es.: scur, dur, mur, ugu marudu, ...
  3. Non si pronuncia il suono lombardo/ticinese ö, ma lo si sostituisce con e. Es.: écc, bécc, nécc, fégh, féje, ...
Altre particolarità:
  • La è al posto della a che si ritrova generalmente nel Cantone o in Lombardia.
    Es.: stèe, nèe, guardèe, preghèe, cantèe, danènz, vès, nès, ghètt,...
  • L'uso del dittongo ei al posto della é (piasei, videi, podei, canderei, monostei,....) o anche nelle forme che in italiano darebbero -ati (prei, passei, sgiughei, robei, incontrei, cantei, guardei ...), o in altri tipi di parole come assei, pissei,...
Alcuni esempi per la formazione del plurale:
Parole che terminano in:
  • on diventano al plurale - oi. canzon, boton, canton, bon, diventano rispettivamente: canoi, botoi, cantoi, boi;
  • ou diventano al plurale - ei. fasou, lanzou, pisou, fiou, pidriou diventano rispettivamente: fasei, lanzei, pisei, fiei, pidriei....
Al di là di queste informazioni, per chi vuole avvicinarsi alla lingua del posto, il miglior modo per imparare il dialetto resta pur sempre il contatto diretto con le persone che ancora lo parlano, cominciando a salutare le persone che s'incontrano con un cordiale bondì o bonosiri.
 

Org. Politica | Reg. Comunali | Stradario | Ass. Comunali | Ind. Utili | Storia | Albo Fotografico | Agenda
Amm. Comunale | Enti Comunali | Scuole Comunali | Az. Municipalizzate | Sportello Virtuale


Portale aggiornato con "Gestione Web" © 2002 WARP Studio
WARP Studio, Soluzioni per Internet, CH-6815 Melide - Posta elettronica: w@rpstudio.ch